sabato 28 settembre 2013

LA BRUTTA FAMA DELL’ALFAMA




Lo so, lo so: avere un blog su Lisbona da quasi due anni e non aver mai dedicato un post all’Alfama è come avere una relazione da quasi due anni e non esser mai arrivati al dunque, cioè alla penetrazione. Roba da inconcludenti. È che quando si parla dell’Alfama si entra in un terreno minato, quello dell’agiografia, dello stereotipo da cartolina, quello per intenderci immortalato nell’orribile film di Wim Wenders a cui questo blog ha saccheggiato il nome. Pertanto oggi Lisbon storie si sottopone a questo battesimo del fuoco, sperando di non svillaneggiarsi una reputazione costruita con tanta fatica.



In realtà io l’Alfama (che in portoghese non prende l’articolo) non l’ho mai bazzicata molto prima di comprarci casa: le mie direttrici erano più concentrate fra il Chiado e Campo de Ourique, e forse ancora oggi quando bazzico quelle zone mi sento più a casa di quando sono al di qua del Castelo, però il fascino popolano del quartiere l’ho sempre subito. Così come lo subiscono le torme di turisti crucchi e musi gialli, nonché i bercianti spagnoli e gli americani affannati, sudaticci e sovrappeso che spesso sento passare sotto casa con la leggiadria di una mandria di bisonti. Perché le casine sono belle, anche se molte ancora fatiscenti, gli angolini tanto caratteristici, con il sole e con la pioggia (come adesso, governo ladro!) e soprattutto la fauna è tanto tanto singolare.

Ecco, la fauna è il tasto dolente della reputazione del quartiere. Perché l’Alfama sta a Lisbona come i Quartieri Spagnoli stanno a Napoli. I lisboeti aborrono gli abitanti dell’Alfama marchiandoli come ladruncoli, chiassosi e sporchi. In effetti può capitare di incrociare soggetti visibilmente male in arnese o anche brutti ceffi, che però sono del tutto innocui, oppure chungas (coatti) come quello che adesso sento urlare versi incomprensibili al suo vicino (ho capito solo “Non hai ancora pranzato?”, o giù di lì). Va anche detto che, in virtù della strisciante gentrificazione del quartiere, con giovani e stranieri che acquistano e ristrutturano casa nel quartiere (ops!), ormai l’abitante tipico dell’Alfama si sta a poco a poco annacquando nell’omologazione hipster che attanaglia le metropoli europee. Però è anche bello vedere questa mistura di antiquato e di contemporaneo, che in realtà è un po’ il marchio di fabbrica di tutta Lisbona.


Ma la natura malandrina degli abitanti del quartiere mi è stata confermata, oltre che dai miei inquilini del piano di sotto, che in occasione della mia assenza e di un’infiltrazione dal mio appartamento avevano ingigantito i danni per tentare di estorcermi una rispettabile somma, anche da dona Sónia, la signora delle pulizie, che conosce benissimo il quartiere vivendoci da quando è nata. “È che qui, siccome sono sempre stati molto poveri, hanno vissuto per secoli di espedienti. Non è che sono cattivi, sono così, bisogna saperli prendere”. Basta saperlo e uno si regola.


Del resto l’Alfama è sempre stato un quartiere outsider, dai tempi degli arabi, che infatti ci abitavano e che gli hanno dato il nome: vuol dire “fontana”, e non a caso è sempre stato il quartiere con meno problemi di rifornimento idrico, quando ancora si usciva di casa con la bacinella e si faceva la fila davanti allo schizzo d’acqua. Poi, come puoi leggere su qualunque guida turistica, fu l’unico quartiere che scampò al terremoto del 1755, e quindi ha conservato le sue caratteristiche urbanistiche medievali, riassumibili in vicoli stretti, ripidi e angusti, case addossate l’una all’altra e botteghe che ancora oggi resistono o, al contrario, vengono fatte resuscitare da giovani volenterosi che per affrontare la crisi si reinventano professioni antiche. Adesso, tra rua de São João da Praça e rua dos Remédios, che sono i due assi principali del quartiere, si susseguono cantieri, negozietti di vicinato, locali alla moda (Pois café, Cruzes Credo, Onda Jazz, giusto per citare i più consolidati), casas do fado (in primis A Baiuca), attività legate al turismo (Lisbon Walking) e anche una pizzeria al taglio gestita da due italiani: Primo Basilico, gioco di parole col famoso romanzo-capolavoro di Eça de QueirozO primo Basílio”, il cugino Basílio. Ecco, quest’ultima mi manca ancora: so che è poco lisboeta, ma appena mi prenderà la saudade di pizza…

20 commenti:

  1. Singolare il fatto che tu prima frequentassi Chiado e CdO e niente Alfama.
    (Io non metto l'articolo manco in italiano, mi suona male).
    Pensa che quando venni a Lx per la prima volta 8 anni fa praticamente ero sempre là e nei dintorni, con brevi incursioni nei quartieri strambi tipo Ajuda (eh sì, anche all'epoca :D, l'ho scoperto rivedendo le foto del viaggio e ricordandomi dove mi trovassi).
    A volte leggo di italiani che vengono qua in vacanza e manco ci vanno, ma come si fa?
    E tu poi com'è che hai deciso di comprare casa proprio là? Sei rimasto folgorato?
    I lisbonesi sono terrorizzati da Alfama, specie quelli un po' posh. Tipicamente non mettono piede nel quartiere da 15 anni. Tutti i miei colleghi non la conoscono affatto o la conoscono poco e appunto hanno ricordi risalenti agli anni '90, quando non era un gran bel posto da vivere evidentemente. Il mio capo guardava inorridito la mia collega austriaca che ci abitava e che ne era innamorata, dicendole che era un postaccio (e noi a dirgli che non era vero).
    Non mi dilungo sulla bellezza del luogo, ché sarebbe inutile :)
    Non ti piace Lisbon story? A me sì, soprattutto da quando posso fare paragoni con la città di ora. E com'è cambiata!

    Infine un aneddoto.
    A Luglio scorso abbiamo organizzato una conferenza qua, maggioranza di partecipanti portoghesi, e la cena sociale l'abbiamo fatta proprio ad Alfama, tiè!
    Così finalmente hanno visto (forse) che non è quel degrado immondo che ricordavano.
    Ah, per la cronaca, cena a base di funghi (!) in un risto a conduzione italiana nel Campo de Santa Clara (che ti consiglio, si mangia bene). Insomma, rischiosissimo per il posto e per il cibo. Eppure son rimasti tutti contenti; qualcuno ha anche tentato di tornarci per conto suo un altro giorno ma mi ha riferito di non essere riuscito a ritrovarlo.
    Meu Deus.


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    1. Ho comprato all'Alfama perché ho trovato un affare irripetibile.
      Lisbon story l'ho trovato troppo agiografico, appunto, troppo "sguardo dell'evoluto turista nordeuropeo affascinato dagli stracci e dalla decadenza di un popolo sottosviluppato". Arrogante con la pretesa di essere poetico. Un ritratto "para ingles ver" (anche se dovrei dire "para alemao ver"), un po' come il film di Woody Allen su Roma. Finto, finto, finto. Continuo? :-)

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    2. Il film su Roma di Woody non lo conosco, ma so che è pieno di stereotipi.
      Però sai che quella cosa degli stracci in LS non ce l'ho vista manco un po'? E ti dico perché (mi dispiace per te, eheheh).
      Il protagonista (Phillip) cerca l'amico apparentemente sparito e la sua ricerca diventa il fine della sua permanenza, non il mezzo per arrivare all'amico, perché intanto s'innamora di Lisbona (e di Teresa), finendo per cercarne i suoni e ad interrogarsi sulla possibilità di immortalare le immagini della città su una pellicola, ossia sulla possibilita stessa di fare cinema.
      Alla fine ritrova anche l'amico che aveva deciso di sospendere la sua personale attività di regista, ma poi alla fine si vedono insieme a continuare instancabili a filmare e registrare per le vie della città, in continua rincorsa verso un'essenza che gli sfuggirà sempre.
      Lo trovo molto poetico e anche tanto lisbonese :)
      Lo stesso Wenders sarà stato catturato dall'anima della città in corso d'opera e se ne sarà fatto trasportare, perché in principio era stato chiamato solo per fare un documentario e invece ha finito per farci un film che non racconta una storia, ma un'emozione.
      Piú Lisbon story di così ;)

      Ps comunque per restare in tema di film ambientati qua, hai visto piuttosto Dans la ville blanche?

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    3. No, no, puoi mettermela giù come vuoi, ma a me proprio non è piaciuto.
      E ti dirò, di recente ho visto pure "Treno di notte per Lisbona" che parimenti è un polpettone farcito di luoghi comuni, e dire che pure il libro non è che mi fosse piaciuto molto, anzi...
      Quanto a "Dans la ville blanche" no, proprio non l'ho visto. Rimedierò quanto prima.

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  2. a me è piaicuto tanto lisbon story :D comunque alfama mi piace tanto.. ho trascorso tante giornate passeggiando x i vicoletti e le stradine ;) dopo tanto camminare tappa obbligatoria era il Miradouro de Santa Luzia. a mio avviso uno dei più suggestivi

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    1. Rokkinoh, era miradouro de Santa Luzia o das Portas do Sol? Te lo chiedo perché ho conosciuto lisboetas che ancora li confondono (o addirittura non li conoscono affatto, ti pare vero?).
      Beijo

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    2. quello di santa luzia è proprio dove c'è anche la chiesa , appunto, di santa luzia e c'è anche un giardinetto. a me piace soprattutto per il pergolato di colonne *-*...
      das portas do sol se non erro è quello dove c'è anche un bar con una grandissima terrazza!

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    3. Bravo, rokkinoh, promosso a pieni voti. E se non lo sai, sappi che il tuo miradouro preferito è attualmente non agibile causa lavori in corso. Ergo, presto sarà ancora più bello.

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  3. finalmente ho capito il senso del nome primo basilico...confesso la mia ignoranza! lisbon story, orribile? perché? eppure ripercorre egregiamente tutti i cliché della città... in modo magistrale direi...bello da vedere in lingua originale..un bel mix inglese, portoghese e tedesco... :=I un film dove i suoni sono protagonisti... Graz, bello il post, a me è piaciuto! :-)

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    1. Ecco, Lilith, l'hai detto, ripercorre i cliché. E poi la versione italiana coi doppiatori che fanno finta di parlare portoghese? Roba da entrare con un'accetta nello schermo!
      Grazie, sono contento che il post ti sia piaciuto :-)

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    2. Eh, ma quella è una pecca del doppiaggio italiano. Nell'originale parlano portoghese e appaiono i sottotitoli in tedesco.

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    3. Infatti, elle, i curatori della versione italiana meriterebbero l'ergastolo. Non mi stancherò mai di ripetere che, oltre al doppiaggio da galera, traducono "Pessoa" con "nessuno". Ma come caraças si fa, dico io?!

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    4. Ciao Graziano, è la seconda volta che leggo sul tuo blog di questa "velata" polemica con Lisbon Story. Il film l'ho visto molti anni fa, quando ancora non sapevo quello che so oggi di portoghese e Portogallo, è probabile che quello che dici sia assolutamente vero.
      Su questa storia di Pessoa però c'è da aggiungere qualcosa che fa pensare che possa trattarsi di una colta citazione. Non escludo ovviamente l'errore grossolano e la coincidenza (neanche ricordo il contesto di quella frase). Ti racconto comunque l'episodio, poi vedi tu.
      Pessoa come sai ha avuto un'unico amore Ophélia Queiroz. La poverina dovette fare i conti con tutti i suoi eteronimi e, entrando in questo gioco psicologico, gliene creò anch'essa uno: Ferdinand Personne. Si tratta della traduzione puntuale del nome in francese che contiene un sottile doppio senso. "Personne" in francese significa anche "nessuno". Quindi Fernando-Ferdinand Pessoa-Persona-Personne-Nessuno.
      Ophélia punta dunque il dito contro un certo sig. Fernando Nessuno, privo di "io" , che si permette di creare nuove identità!
      Suggestivo no?
      Fabio

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    5. Aggiungo anche le espressioni portoghesi in cui effettivamente pessoa significa nessuno, come Não duvidar de pessoa alguma. E simili. Lo stesso utilizzo del "personne" francese Il n'y a personne.

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    6. Ciao Fabio, vedo che la querelle ti sta appassionando :-)
      Non sapevo dell'eteronimo Ferdinand Personne, e in questo caso la traduzione avrebbe senso. Mi par di ricordare però che il tizio ripete "Pessoa" (peraltro con un insopportabile accento italiano, cioè con tutte le vocali spalancate) rimarcando il significato di "nessuno". E' vero che "personne" in francese vuol dire nessuno, ma in francese, non in portoghese. E la traduzione letterale di "Não duvidar de pessoa alguma" è "non dubitare di nessuna (agg. indef.) persona", altrimenti diremmo "não duvidar de ninguém" (visto che "nessuno", pron. indef., si dice "ninguém").
      Non conosco la versione originale del film, ma suppongo che chi ha curato l'edizione italiana abbia preferito inventarsi quel "nessuno" in luogo di "persona" (che è la traduzione letterale di Pessoa) solo perché se no gli andava a carte quarantotto tutto quello che aveva già tradotto. Tanto - avrà pensato - chi se ne accorge? Il solito lavoro fatto all'italiana.
      Comunque le tue supposizioni mi sono piaciute. Sei promosso :-P
      Graz

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    7. E vabbe', mi hai costretto a rivedere parte del film originale e a spezzare una lancia a favore dei doppiatori italiani.
      Ho trovato la parte incriminata nella versione originale in tedesco sottotitolata in in inglese e Wenders dice "niemand" (sottotitolato "nobody"), quindi l'errore è a proprio a monte.
      https://youtu.be/EnN2GO6b92s

      Però, a questo punto, avendolo rivisto la parte, ti cito per par condicio una malatraduzione che è invece sicuramente dovuta a pigrizia italiana. Il frammento è sempre in quello spezzone video.
      Wenders legge l'inizio di una poesia di Pessoa, una frase monca e senza senso (e si emoziona pure!!)
      La poesia originale è scritta in inglese dallo stesso Pessoa - bilingue - (Poemas Ingleses) e si vede in primo piano il libro con l'originale inglese e la traduzione tedesca accanto.
      Si leggono chiaramente le parole "Denken" in tedesco e "Thought" in inglese che in italiano è sempre "Pensiero".
      E allora cosa fa il furbo e frettoloso traduttore/doppiatore storpiando anche la pronuncia inglese? Decide di tradurre dall'inglese, lo sa, dalle scuole medie! Per l'emozione perde però la "t" finale di "Thought" e trasforma il "Pensiero" in "Though", "sebbene".
      E così senza chiedersi il perché, una poetica frase come "Thought was born blind, but Thought knows what is seeing" diventa un'incomprensibile
      "Per quanto fosse nato cieco non si può immaginare cosa poteva vedere"

      Questo è lo spezzone italiano incriminato
      https://youtu.be/EFo6V0Snsfc?t=97

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  4. Grazie per divulgare Alfama! Ti aspettiamo da Primo Basílico! S

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    1. Grazie, verrò al più presto. Voglio una pizza al bacalhau! :-P

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  5. voi (quasi) tutti... non avete idea di quanto vi odio!!!!Voi che potete vivere nella città che adoro... mmmmmmm ma prima o poi....! comunque ti Ringrazio Graziano... per farmi rivivere (almeno con la saudade) i sapori e gli odori della mia città preferita... per altro concordo con voi su Alfama... sarà che io vivo nel centro storico della mia città che non è molto dissimile da Alfama sia per "contenitore" che per "contenuti" ;-)... spero di potere tornare presto nella città della luce...e nell'attesa.. mi conforterò col tuo blog!!! ciao!! Iacopo

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    1. Grazie a te, Iacopo! E non odiarci, dai. Del resto per "matar a saudade" basta prendere il primo aereo per Lisbona, non credi? :-D
      Abraços.

      Ps: qual è la tua città con un centro storico simile ad Alfama? Napoli? Palermo? Di', di'.

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